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WELCOME TO THE FUTURE - benvenut*nel futuro, installation view of the solo show - veduta installazione della mostra, curated by / a cura di Barbara Fragogna, Fusion Art Gallery INAUDITA, Turin / Torino 2019. Pictures / Foto © Davies Zambotti. (needlework up/ ricamo qui sopra) WHEN DINOSAURS DID NOT HAVE FEATHERS / QUANDO I DINOSAURI NON AVEVANO LE PIUME - Drawings made by various people, which I thank / Disegni realizzati da varie persone, che ringrazio: Melanie Sanders, Melanie Schütz, Helga Burchardt, Alessandra Mattiazzi, Anita Burchardt, Andrzej Raszyk, Ida Isak, Katrin Kienel, Boris Kienel, David Blum, Marie Presecan, Silas Kropf, Elise Schwentesius, Regina Otters, Maraike Otters, Nancy Rohde, Stefania Migliorati, Alexandra Wolframm, Cristiano Cesolari, Pietro Cesolari, Vanessa Pascocci, Yvonne Andreini, Mathias Ott, Andreas Burger, Ilaria Biotti, Maruska Mazza, Marco Poloni, Daniele Jost, Alessia Pastore, Emilio Rapanà, Nina Schmidt.
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Futuro del passato. Ultropia.
di Barbara Fragogna

“… E difendiam la Terra, dall'ombra della guerra / Il nostro cuore batterà, per la libertà / Intrighi e i loschi piani dei mostri disumani / Il nostro raggio spazzerà, nell’immensità…” - Daitarn 3 (Sigla italiana)

Terra di mezzo tra Baby Boomers e Millennials. Siamo, Rebecca e io, parte della Generazione X di wikipedia “Generalmente identificata dalla mancanza di ottimismo nel futuro, dallo scetticismo, dalla sfiducia nei valori tradizionali e nelle istituzioni … di giovani adulti apatici, cinici, senza valori o affetti” ma anche “conosciuta come una delle generazioni più intraprendenti e tecnologiche della storia americana ed europea alla quale si deve in gran parte l'espansione di internet…”.

Ma anche. Quelli cresciuti a pane e cartoni, che però hanno visto la tv prima e dopo Berlusconi, che le scuole cattoliche e ancora la messa, che hanno studiato un po’ quello che volevano, che poi molti se ne sono andati perché l’Italia non se li è voluti tenere, che si sono lasciati credere che la colpa era dei genitori (psico e psycho), che le scuole cattoliche, che la musica punk e il muro di Berlino e Černobyl' e la Thatcher e i Bush e Disney ma per fortuna Miyazaki e poi “dai che siamo fichi ce la facciamo” ma “cacchio che dura però”.. e adesso? Che si fa? E domani? E la pensione? E i figli li facciamo? Anche no. Con quali conseguenze? La Natura mi punisce? E le donne? Tanto oramai non serve più lottare, e il femminismo? e invece si, di nuovo. Ma non sono una donna, sono quell* che sono. Degenerat*. Sto con chi voglio. Chi mi definisce? La religione, Dio, lo Stato, tu? E i diritti individuali? E il dovere dell’umiltà? E il cosmo, enorme. Quantici, stringhe, pulviscoli a 9 dimensioni, alieni alienati a guardare in alto, a buttare plastica in acqua, a vivere in boschi verticali solo se nati bene, a cercare di crescere foreste nel balcone, in appartamento, in tasca. Tutti con gli antenati africani e pure tutti ancora attaccati alla razza, migranti cibernetici, socialmediatici, asociali spiazzati, scimmie. Dinosauri senza piume, cariatidi bianche, cattedrali di mattoni, piramidi spellate. Bruti, geni, santi immacolati, giudici supremi con in bocca solo una lingua dialettale. Navigatori del web, tecnologici assemblaggi smart incapaci di orientarsi senza cavo di ricarica. Conoscitori del mondo alla wiki. Approssimativi esperti del pelo dell’erba del vicino. Malati dei nostri stessi mali e di quelli che ci lasciamo inoculare da quattro manipolatori arroganti, incoscienti e vili, che sono comunque il riflesso di noi. Nei lavori di Rebecca si trovano tutte queste cose e molto di più.

Quando ascoltavo le sigle mi commuovevo, anche adesso (che patetico) scendono quelle ridicole lacrime legate alle frasi di rivalsa del bene sul male, della vittoria dei buoni, dell’eroe/eroina sui mostri disumani, della fine della guerra o della sua sospensione. Mi commuove e deprime, credo, il fatto di sapere che non è mai così. Che i buoni non vincono, è una favola, una speranza ancora in voga, un’Ultropia. Da realizzare, in potenza. Andare oltre la realtà, immolarsi alla fantascienza per respirare l’oasi e la pace fondando l’impulso su azioni concrete di lotta e protesta, di affermazione di vita, banali principi di umanità. I mostri siamo noi, per questo amiamo i mostri? Rebecca Agnes mette sotto assedio la roccaforte delle nostre convinzioni ricamando sulla pelle del pensiero, del ricordo, della memoria simboli, miti, personaggi, frasi, testi, oggetti organici, soggetti cristallizzati e colori brillanti. L’assedio è non violento e la bellezza delicata e gioiosa del suo lavoro invita con gentilezza a lasciarsi scuotere e sconquassare dal concetto, chiarissimo, dei contenuti della sua opera.

Rebecca Agnes è una foresta pluviale di domande incastonate, rampicanti, lussureggianti che s’inerpicano tra i muri di città immaginate che però esistono e mutano esplorando vicoli e strade dove s’incontrano persone vere che insieme ne regolano il piano lo espandono e arricchiscono. Il futuro di Rebecca è un presente già passato nel quale però (basterebbe un minimo di attenzione, empatia e cura) sono presenti molecole, germi, organismi, funghi, spore per inseminare il meglio nella società umana, organica ed eterogenea armonia di co-esistenze tolleranti e intelligenti.

La mostra è ricchissima di lavori, disegni, pitture, ricami, è bellissima. I titoli sono storie, riflessioni e domande dirette perché si vuole/desidera davvero creare dialogo, dibattito, condivisione di pensieri. Pone l’accento sul paradosso dell’educazione popolare, sulle scelte di comodo che semplificano nell’immediato ma che a lungo termine portano a conseguenze incontrollabili. Mettiamo in discussione tutto, persino il lavoro dell’artista, il prezzo di vendita, il valore soggettivo dell’opera che lasciamo sia l’acquirente, se interessato, a decidere a patto che si rifletta sulle domande già riportate in apertura di testo. Vogliamo che l’arte espliciti la sua funzione di catalizzatore e crogiuolo, che il pensiero diventi oro.

Benvenut* nel futuro, non potremo più negare le nostre responsabilità sul presente appena passato.

fusion art gallery INAUDITA

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WELCOME TO THE FUTURE - benvenut*nel futuro, installation view of the solo show, curated by Barbara Fragogna, Fusion Art Gallery INAUDITA, Torino 2019. Pictures © Davies Zambotti.

"When Pokémon Go was release I had for a short moment the feeling that we had arrived in the promised technological future, except that a short time later I discovered that in reality the structure of the game was not original, but based on an interface developed by the users themselves for another smartphone game that was not successful. The future had arrived a few years earlier, but I, and a considerable number of other people, did not notice it. So welcome to the future, so much has already passed." Rebecca Agnes

WELCOME TO THE FUTURE - benvenut*nel futuro, veduta installazione della mostra, a cura di Barbara Fragogna, Fusion Art Gallery INAUDITA, Torino 2019. Foto © Davies Zambotti.

“Quando è uscito Pokémon Go per un attimo ho avuto la sensazione che fossimo arrivati nel futuro tecnologico promesso, se non che breve tempo dopo ho scoperto che in realtà la struttura del gioco non era originale, bensì basata su un’interfaccia sviluppata dagli utenti stessi per un altro gioco per smartphone che non aveva avuto successo. Il futuro era arrivato qualche anno primo, ma io, e un numero considerevole di altre persone, non ce ne siamo accorti. Quindi benvenut* nel futuro, tanto è già passato.” Rebecca Agnes

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